Il valore della qualità, tra certificazioni agroalimentari e tipicità

Le scelte d’acquisto dei consumatori, negli ultimi anni, confermano che la qualità e l’aspetto salutistico di un prodotto sono da premiare; il vessillo del mondo artigianale, in pratica, serve oggi da traino nell’esplorazione di nuovi spazi di mercato fatti da piccole imprese agroalimentari di valore.

Tutti i media, ormai, parlano di cibo ma quanta comprensione del prodotto si genera? Anche se le etichette riportano molte informazioni, non sempre sono complete; la scelta di affidarsi a piccoli produttori, come quelli selezionati per le Experience Box di Ventuno, e da cui acquistare alimenti certificati, diventa una garanzia di gusto e salute.

Certificazioni di qualità e tipicità

Facciamo chiarezza sugli acronimi che tutti conosciamo, ma di cui può sfuggire il significato:

Igt: indicazione geografica tipica. Riconoscimento di qualità attribuito ai vini da tavola prodotti in ampie quantità e con disciplinare poco restrittivo. L’indicazione può essere accompagnata da altre specifiche, come quella del vitigno.

Igp: indicazione geografica protetta. Si tratta di un marchio dell’Unione europea che tutela i prodotti identificandoli in base a una particolare caratteristica qualitativa o altro tipo di peculiarità che dipende dalla loro origine geografica.

Doc: denominazione di origine controllata. Il marchio DOC viene attribuito ai vini prodotti in zone delimitate, con indicazione del nome geografico. Di norma il nome del vitigno segue quello della doc e la disciplina di produzione è piuttosto rigida.

Docg: denominazione di origine controllata e garantita. Si conferisce ai vini doc di particolare pregio qualitativo con notorietà nazionale e internazionale. Questi vini vengono sottoposti a controlli più severi, devono essere commercializzati in recipienti di capacità inferiore a cinque litri e portano un contrassegno dello Stato che dà la garanzia dell’origine, della qualità e consente di numerare le bottiglie.

Dop: denominazione di origine protetta. È la sigla più conosciuta e utilizzata quando si parla di prodotti tipici, ed è ufficialmente riconosciuta e condivisa a livello europeo. Contraddistingue alimenti, ma anche vini, le cui caratteristiche si legano a un determinato ambiente geografico e alle sue tradizioni. Per questo il sigillo Dop è assegnato solo a specialità alimentari prodotte e lavorate in specifiche aree. I prodotti che ricevono questo marchio devono rispettare un preciso disciplinare di produzione che ne descrive storia, territorio e lavorazione.

Il Bio che fa bene anche al pianeta

Un discorso a parte merita il BIO, un mercato in costante crescita capace, anno dopo anno, di ritagliarsi uno spazio sempre più rilevante sul mercato.
Nel panorama europeo, l’Italia detiene il primato per numero di operatori bio, seguita poi da Francia e Germania. Le regioni più bio, in termini di coltivazioni, sono la Sicilia, la Puglia, la Calabria e l’Emilia-Romagna. Secondo le stime ISMEA, il 51% delle persone a cui è stato chiesto il motivo per cui sceglie il bio, ha risposto “perché è sano, perché fa bene”; gli altri hanno affermato che offre maggiori garanzie in termini di sicurezza e di qualità, oltre a essere più sostenibile per l’ambiente.
Nonostante le certificazioni Bio nel cibo facciano parte di una più ampia famiglia di prodotti regolamentati a livello comunitario, che include anche le produzioni con le indicazioni geografiche e le denominazioni d’origine, bisogna ben distinguere le categorie. Per avere il marchio Bio, infatti, un prodotto non deve essere OGM, non deve essere stato coltivato con l’utilizzo di agenti chimici, ma con sostanze naturali, e devono venir utilizzati sistemi di salvaguardia degli insetti. Un prodotto Docg, insomma, non è detto che sia Bio e viceversa.

Turismo enogastronomico: il rapporto 2020

Le certificazioni e la qualità delle materie prime italiane sono uno dei fattori alla base del trend positivo del turismo enogastronomico che ogni anno attrae in Italia sempre più stranieri. Dal Rapporto sul Turismo Enogastronomico Italiano 2020 si vede il consolidamento dell’interesse dei turisti verso l’enogastronomia nei Paesi occidentali, e sono in forte crescita i turisti enogastronomici da Cina e Messico: dal 2016 l’incremento è, rispettivamente del +12% e +10%. Anche se i Millennials guidano il trend tra le generazioni, si affacciano sul mercato i nuovi “super foodie”, i nati della Generazione Z: viaggiatori frequenti che già mostrano un alto interesse verso il cibo.
Inoltre, cibo e vino caratterizzano maggiormente l’Italia anche all’estero: tra i trend topic di Internet tra novembre 2019 e gennaio 2020 per gli utenti di Stati Uniti, Cina, Francia, Spagna, Germania e Regno Unito figurano prodotti e piatti tipici, tra i quali spiccano, oltre alla pizza, gli arancini, l’ossobuco, il Parmigiano Reggiano e il Pecorino romano; tra le produzioni vitivinicole “Sparkling wine”, i vini dell’Alto Adige e il Chianti (dati Semrush).

Tutta la qualità dei prodotti enogastronomici italiani si ritrova in Ventuno, nata per celebrare quanto di buono ha il territorio. Nelle Experience Box in degustazione, infatti, sono racchiusi solo prodotti certificati DOC e DOCG, provenienti da coltivazioni biologiche e piccole realtà artigianali, lontane dalla logica della produzione industriale. Ogni proposta è una scelta d’amore verso il proprio territorio che Ventuno ha deciso di raccontare anche all’estero.

Chiunque abbia assaggiato un Nero di Troia Puglia IGP, avrà voglia di ritrovare a casa propria le medesime sensazioni vissute sotto un cielo estivo, durante una vacanza pugliese. Il goloso Pesto Pantesco Bio, invece, risveglierà le papille gustative portando un po’ di allegria siciliana a una serata invernale mentre la birra Diva Gold promette attimi spumeggianti.

Vi invitiamo a provare uno dei tanti prodotti certificati racchiusi in una nostra proposta gourmet e poi a “inforcare” il visore VR e continuare il vostro viaggio tra i paesaggi italiani!

Certificazioni agroalimentari: prova i nostri prodotti

Autore: Federica Giuliani