
Intervista a Ines, fondatrice di Ventuno: innovare il Made in Italy
In occasione della Festa della Donna, celebriamo il talento e la determinazione delle imprenditrici che stanno cambiando il mondo della cucina.
Abbiamo intervistato Ines, fondatrice di Ventuno, che con passione e visione ha rivoluzionato il concetto di Made in Italy, portando le eccellenze gastronomiche regionali oltre i confini nazionali. In questa conversazione, ci racconta il suo percorso, le sfide affrontate e il ruolo chiave dell’innovazione nel settore food.
Ci puoi raccontare la tua esperienza imprenditoriale e l’origine del progetto Ventuno?
“Ho lavorato per circa vent’anni nel settore del Food&Beverage, gestendo un ristorante italiano a Parigi. Durante quegli anni ho potuto osservare direttamente le preferenze e le esigenze dei consumatori stranieri nei confronti della cucina italiana. Mi sono resa conto che c’era una domanda crescente di specialità regionali autentiche e di alta qualità, ma che spesso queste non erano facilmente reperibili. I clienti erano affascinati dalla nostra tradizione gastronomica e desideravano scoprire prodotti legati al territorio.
Così, con il passare del tempo, ho iniziato a maturare un’idea: perché non trovare un modo innovativo per far conoscere le piccole produzioni italiane e le loro tradizioni in un contesto più ampio, andando oltre il concetto classico di ristorazione?
È stato questo il punto di partenza che mi ha portato a tornare in Italia e a lanciare Ventuno, un progetto che oggi è diventato una startup dinamica e in continua evoluzione.”
Da dove deriva questa necessità di innovare? Il settore della ristorazione è realmente così statico?
“Innovare era una vera e propria necessità, non solo una scelta. Troppo spesso i consumatori, anche italiani, non conoscono nemmeno l’intera gamma di prodotti tipici del nostro Paese. Figuriamoci all’estero, dove l’idea di cucina italiana si riduce spesso a pochi piatti iconici come pasta, pizza e tiramisù.
Questo mi ha fatto capire che serviva un approccio nuovo, un metodo alternativo per portare il vero Made in Italy oltre i confini nazionali.
Il settore della ristorazione è sicuramente ancorato a tradizioni e modelli di business consolidati, ma non può permettersi di rimanere immobile. Il mondo cambia, le esigenze del pubblico si evolvono e i produttori italiani devono trovare nuovi modi per distinguersi e farsi conoscere. Se non si innova, si rischia di rimanere invisibili, soprattutto in un mercato globale sempre più competitivo.”
Hai riscontrato resistenze nel proporre queste innovazioni?
“Assolutamente sì, e le difficoltà non sono state poche. Oltre alle resistenze fisiologiche di qualsiasi settore, dove il cambiamento spesso viene visto con diffidenza, ho notato che il mercato è saturo di prodotti. Avere un’eccellenza non basta più: bisogna trovare modi nuovi per farla emergere, raccontarla, renderla desiderabile.
In Italia, la tradizione è un valore fondamentale, ma a volte diventa un ostacolo all’innovazione. Tuttavia, io credo che innovare non significhi stravolgere, ma piuttosto valorizzare in maniera più efficace ciò che già esiste, utilizzando strumenti e strategie moderne. È un lavoro di equilibrio tra rispetto della storia e capacità di adattarsi alle nuove esigenze del mercato.”
Quali sono le nuove idee portate avanti da Ventuno?
“L’idea di base è quella di unire il settore F&B al mondo dei viaggi, per creare un’esperienza multisensoriale completa.
Il nostro prodotto di punta è la Experience Box regionale, un cofanetto che contiene specialità tipiche di una determinata area geografica e un visore VR, che permette ai clienti di vivere un viaggio virtuale tra le bellezze culturali e paesaggistiche dell’Italia.
L’obiettivo è quello di portare un piccolo pezzo d’Italia all’estero, offrendo non solo prodotti di qualità, ma anche un racconto coinvolgente e autentico.
Non volevamo semplicemente spedire cibo: volevamo trasmettere emozioni, permettere alle persone di immergersi nella nostra cultura anche da lontano. Durante una delle ultime riunioni, è nato il termine Valigia per descrivere la box, perché rappresenta proprio questo concetto: un viaggio tra sapori, tradizioni e paesaggi, tutto racchiuso in un’unica esperienza.”
Hai parlato spesso al plurale: chi ti ha accompagnata in questo progetto?
“Il nostro obiettivo era quello di creare un connubio tra il bello e il buono, e per farlo ho coinvolto mia sorella Valentina. Io mi occupo della selezione e valorizzazione dei prodotti, mentre lei, con la sua esperienza nel settore della moda e della comunicazione, si concentra sul modo in cui presentiamo il nostro progetto.
Ventuno non è solo un’azienda, ma una vera e propria visione che condividiamo e portiamo avanti insieme. Questo equilibrio tra le nostre competenze ci ha permesso di costruire un prodotto che non è solo di qualità, ma anche emozionante e coinvolgente.”
Com’è stata la tua esperienza di imprenditrice in Italia?
“Innovare in Italia non è mai semplice. Oltre alla difficoltà di trovare investitori pronti a scommettere su qualcosa di nuovo, c’è anche una certa resistenza da parte dei consumatori, che spesso preferiscono affidarsi a ciò che già conoscono.
Inoltre, da donna, ho spesso avuto la sensazione di dover dimostrare di più rispetto ai colleghi uomini. È come se ci fosse un livello di fiducia iniziale più basso, che va conquistato con il doppio dell’impegno. Ma questo non mi ha mai scoraggiata: anzi, mi ha dato ancora più determinazione nel portare avanti il mio progetto e dimostrare che le donne possono avere un ruolo chiave nel mondo dell’imprenditoria.”
Hai un messaggio per le donne che vogliono sviluppare i loro progetti in Italia?
“Sì. Innanzitutto, voglio dire che nulla è facile, soprattutto per una donna in Italia. Ma questo non significa che non valga la pena provarci.
Credo che il segreto sia credere profondamente in quello che si sta facendo: senza passione e determinazione, è facile arrendersi alle prime difficoltà.
Un altro aspetto fondamentale è trovare le persone giuste con cui condividere il percorso. Nessuno può farcela da solo. Il supporto di una rete di collaboratori, amici o familiari che credono nel progetto è essenziale per superare gli ostacoli e realizzare qualcosa di concreto.”
